Il caffè espresso, una storia italiana

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il caffè espresso

«Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli». É questo il titolo con cui l’Italia ha candidato il caffè per ottenere il riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco. Dopo l’arte del “pizzaiuolo” napoletano, anche la pratica dell’espresso potrebbe quindi diventare uno dei beni immateriali italiani tutelati nel mondo. Un obiettivo che ha unito l’antico rituale della “cuccumella” napoletana con la filiera produttiva del Veneto, in un unico dossier approvato dal Mipaaf. Ma perché il rito del caffè è così importante per gli italiani, tanto da meritare il riconoscimento Unesco?

La storia del caffè in Europa

La bevanda scura approda in Europa nel Seicento, sotto il nome turco qahve, e consce fin da subito una massiccia diffusione. Il caffè importato dall’Impero ottomano diventa in poco tempo il simbolo perfetto della nascente borghesia capitalista e l’emblema della modernità in Europa. É infatti una sostanza dal forte potere eccitante, che tiene attivi i nuovi business men aumentandone la produttività. Tant’è che viene concettualmente separato dal cioccolato, consumato invece dall’aristocrazia: lenti assaggi contro frenetici sorsi.

Nella società della rivoluzione industriale il tempo è prezioso e il caffè permette di salvaguardarlo cedendo stanchezza in cambio di lucidità. Ben presto, nascono infatti i primi “Caffè”, luoghi di incontro e aggregazione dove commercianti e industriali svolgono i propri affari con le tazzine poggiate sui tavoli. Si crea in questo modo l’indissolubile binomio tra caffè ed economia, ma inizia a prendere forma anche il rito del caffè come pratica da condividere. Con l’invenzione nel Settecento della “cuccumella”, la caffettiera napoletana a doppio filtro, a Napoli nasce il culto del caffè che accompagna, a partire dal risveglio, tutta la giornata e tutta la popolazione: dalla plebe ai Re.

Il caffè espresso: un simbolo d’Italia

Eppure il caffè espresso, quello che davvero contraddistingue l’Italia e per cui si attende il riconoscimento Unesco, nasce a Torino nel 1884. La preparazione della bevanda richiedeva infatti un tempo piuttosto lungo per i clienti che volevano gustarla subito, nelle brevi pause dal lavoro e dagli impegni quotidiani. Fu da questa esigenza che Angelo Moriondo brevettò la prima macchina per caffè “espresso”, un caffè veloce e dinamico, pronto in meno di subito, sotto forma di poche gocce concentrate da bere in un sorso. Dopo circa un secolo, la produzione divenne industriale, soprattutto nel Settentrione, e anche il resto del mondo conobbe l’Italia attraverso una tazza. Conciliando gusto, dinamicità e socialità, il caffè diventa il gesto imprescindibile degli italiani, che si beva a fine pasto come lento atto celebrativo oppure in piedi al bancone di un bar. Un preciso atto culturale che costituisce uno dei preziosi beni intangibili della tradizione italiana.