Cibo e religione: un rapporto ormai dimenticato

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cibo e religione
Cibo e religione

Il cibo è da sempre ritenuto il ritratto di una società e segno di condivisione, ma non si pensa affatto al binomio cibo e religione: un rapporto ormai dimenticato ma da cui parte la cultura del cibo. Infatti, sono le religioni che dettano le regole del consumo, indicano ciò che è proibito e ciò che si può mangiare, ed è attraverso il cibo che si costruisce il sacro. Esempio lampante è l’ultima cena dove il corpo si trasforma in pane che acquista un plus spirituale in quanto unisce corpo e anima.

Cibo e abbondanza: un peccato divino

Filo conduttore delle religioni è il concetto di abbondanza che, nella maggior parte dei casi, è visto come un peccato. Gli ebrei, ad esempio, raccolgono  e conservano le briciole dalla tavola perché rappresentano l’abbondanza, il testo Sacro di San Paolo invita a mangiare tutto senza esagerare e anche il profeta Amos se la prese con coloro che mangiavano troppo e che, quindi, privavano gli altri di cibo. Stesso la parola ‘cibo’ richiama l’abbondanza perché il termine deriva dal greco Kàbos, che nell’antichità era lo strumento utilizzato per misurare la giusta quantità di cibo.

Cibo e religione: la sacralizzazione del cibo

Anche il nostro credo nutrizionale deriva da un credo religioso e non è un caso che alla base della dieta mediterranea ci sono 3 alimenti sacri: il pane, l’olio e il vino. In particolare, nella religione cristiana:

  • il pane viene dato in dono da Mosè il quale fa piovere pane dal cielo
  • il vino viene associato al sangue di Cristo
  • l’ulivo simbolo di pace e rappresenta la riconciliazione di Dio con gli uomini

Curiose sono anche le etimologie delle parole Betlemme e Cristo che in ebraico significano ‘casa del pane’ e ‘unto’.

Cibo e religione: proibizioni alimentari

Ogni religione impone delle regole da seguire e tra queste ci sono anche le proibizioni alimentari. Mentre noi cristiani siamo più liberi, gli ebrei  definiscono alcuni cibi puri e altri impuri, ovvero cibi che possono o non possono essere consumati. Sulle tavole ebraiche non troviamo mai il maiale, il cammello, i crostacei ed è vietato il binomio latte/carne in quanto il latte dà la vita, mentre la carne rappresenta qualcosa di crudele. A differenza degli italiani, inoltre, gli ebrei mangiano la carne senza sangue in quanto rappresenta la vita.

Ogni cibo è una storia, ogni cibo è religione e volendo richiamare la frase del fisiologo Jakob Moleschott “l’uomo è ciò che mangia”, possiamo dire che anche Dio è ciò che mangia in quanto, attraverso il cibo, ogni popolo costruisce l’immagine non solo di sé, ma anche della divinità.