Identità Golose: l’ascesa sociale del parrozzo tra arrosticini e fiadoni.

Posted by  Giulia Ubaldi Cossutta   in  , ,      3 years ago     46852 Views     1 Comment  

“È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…”

Gabriele D’Annunzio gli dedicò persino un sonetto.
S’innamorò subito del gusto di questo dolce natalizio, ormai parte della tradizione culinaria abruzzese, così a torto poco conosciuta. Oltre ai più famosi arrosticini di pecora che impazzano sulle tavole dei pub in Abruzzo e ai ravioloni di formaggio che vestono di dolce o salato a seconda del momento, re indiscusso delle pasticcerie abruzzesi è il parrozzo, una pagnotta dalle umili origini. Un tempo era infatti alimento contadino, fatto con il granoturco e conservato a lungo, soprattutto nei giorni della transumanza. Poi, agli inizi del Novecento, ha inizio la sua ascesa sociale da pagnotta povera a dolce reale. Il pasticciere di Pescara Luigi D’Amico, ispirato dalla sua consistenza e dai suoi colori, ricrea il giallo del granoturco con quello delle uova, alle quali aggiunge la farina di mandorle, così come riesce a ridarci lo scuro della bruciatura del forno a legna con del puro cioccolato. E per non farci mancare niente, per i più golosi, il parrozzo può essere accompagnato anche da una crema di mandorle e zafferano.
All’evento Identità Golose che si terrà questo febbraio 2015 a Milano, è Federica Scolta, giovanissima trentenne d’origine abruzzese, assistente di Simone Salvini, capo chef del Ristorante Joia di Milano, a proporre questo gioiello alimentare, con l’obiettivo di renderlo più contemporaneo e leggero, ma soprattutto adatto anche ai palati vegani, celiaci, intolleranti al lattosio, sempre più frequenti.
Ma il parrozzo non dimentica mai le sue umili origini contadine.

Giulia Ubaldi, nata a Milano nel 1989, si trasferisce a Siena dove intraprende gli studi in Discipline Etno-antropologiche. Nel 2012 si iscrive alla Magistrale in Antropologia e Linguaggi dell’Immagine, sempre all’Università di Siena, ma questa volta il suo progetto universitario la condurrà in Cilento, dove vive da più di due anni. Svolge ricerche continue in questa terra, e in generale nel Sud Italia, in particolare sui benefici della Dieta Mediterranea, sull’onda degli studi del nutrizionista americano Ancel Keys, che visse anch’egli in Cilento per quasi quarant’anni. Attualmente collabora con il Centro Studi di Pollica sulla Dieta Mediterranea, dichiarata nel 2010 Patrimonio dell’Unesco, in quanto stile di vita sostenibile e longevo, che si esprime più che mai nel modo di vivere dei contadini cilentani. Insegna in alcune scuole del Cilento temi legati alla Dieta Mediterranea, con il proposito di sensibilizzare fin da subito i giovani al valore della propria terra e del mondo agricolo. Dal 2015 sta frequentando il Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia presso l’Università SuorOrsola Benincasa di Napoli.

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  1.   4 febbraio 2015, 15:17

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