Il Brad Pitt di Giolì è il suo “pendolo” DOP. Due coste laterali, un pizzo all’estremità, bucce spesse di licopene ed ecco fatto: siamo al cospetto di Sir Piennolo, pendolo per gli amici che sanno della sua antica abitudine di venir appeso in grappoli al soffitto. Ma non è tutta uva quella che luccica!
Emigrante che fece fortuna, non sapeva della vasta dinastia che avrebbe creato dal momento dello sbarco. Al suo debutto nel Mediterraneo fu ritenuto un piatto afrodisiaco, per questo offerto come omaggio floreale alle donzelle. Poi, la sua natura timida lo fece arrossire, e così rimase per sempre vittima della sua profonda timidezza, incastrato in un rosso così sincero da non poter mentire altre spoglie.
Eppure oggi è uno dei nostri. Un autoctono a tutti gli effetti, con i documenti più che in regola. E vogliamo parlare di biodiversità? Solo in Campania sono 53 le varietà tradizionali di pomodori, e dobbiamo solo ringraziare chi come Giolì, contadino per nascita e vocazione, continua a coltivare con complicità le sue varietà. La crescita è continua, ancor più se a circondarlo è l’atmosfera che più lo aggrada: le terre vulcaniche nutrite dal Vesuvio che, fedele e presente, garantisce quell’accostamento imprescindibile a cui Sir Piennolo ci ha irrimediabilmente abituati. Ormai viziati da quel suo sapore acidulo che così ben si sposa ad un po’ di zucchero, sappiamo che tra moglie e marito meglio non mettere il dito. E a rendere unico questo matrimonio di sapori non è il nostro sguardo, ma quella che gli esperti chiamano agrobiodiversità, ovvero l’insieme dei fattori determinanti, determinanti perchè è l’uomo a determinarli. Sono il genotipo, il clima e l’ambiente di coltivazione, ormai tutti ingredienti di un terroir assodato. Les jeux son faits e a noi non ci resta che…sperare che Sir Piennolo venuto dalle Americhe non ci abbandoni mai.