Cinegustologia: giochiamo al “e se fosse..”

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Tutti noi da bambini abbiamo giocato almeno una volta al gioco ” e se fosse…” lo scopo del giocatore era scoprire il personaggio sconosciuto facendo delle domande e paragonandolo a vari elementi per esempio: “Se fosse un animale, che animale sarebbe?”. La cinegustologia può essere definita così: è un invito a “giocare” con i nostri sensi associando ad ogni film un sapore, un odore. Piuttosto che vedere o sentire un film, tutti noi spettatori finiamo per degustarlo.
Ad illustrare in modo più dettagliato il concetto di cinegustologia è stato lo scrittore, critico cinematografico/enogastronomico Marco Lombardi, oggi ospite d’eccezione al master in comunicazione multimediale dell’enogastronomia.
Lombardi, coniatore del concetto di cinegustologia, la definisce come un approccio nuovo e anticonvenzionale alla critica ciematografica, in quanto si allontana completamente dai classici criteri di analisi filmica. Infatti, come ha precisato il docente, essa non è classificabile come un linguaggio codificato, che segue regole ben definite, ma una libera e personale associazione di un film ad un piatto o a un vino. La cinegustologia è un’analisi di tipo emozionale e irrazionale: ogni film evoca dei profumi, dei sapori, dei ricordi differenti in ognuno di noi ed è per questo che non esistono oggettivi criteri di associazione film-cibo. Come il dramma evoca l’amaro, la commedia può essere dolce e amara o ancora un mix di entrambi.
Una domanda è sorta spontanea: perchè scegliere il binomio cinema-enogastronomia? La risposta è stata, perchè entrambe sono due forme d’arte sensuali, ovvero richiamano un’esperienza emotiva.
Il Professor Lombardi, inoltre, ci ha fatto notare che il tema dell’enogastronomia è da sempre stato presente nel cinema, sin dai tempi dei suoi albori, menzionandoci e illustrandoci gli esempi dei fratelli Lumiere (Le rapas du bebe) e di George Melies (Le rapas fantastique).
E’ quasi impossibile trovare un film nel quale non vi sia almeno una scena in cui si mangi, anche perchè il cibo non è solo oggetto di sussistenza, ma attorno ad esso ruotano diversi bisogni come la relazione, il lavoro, la seduzione, la decisione.
Abbiamo appreso che anche l’enogastronomia è una forma d’espressione, cosi come lo è il cinema. Infatti è da quest’ultimo impiegata per tre sostanziali obiettivi:
1)Enogastronomia come analisi della società. L’esempio riportato dal professore è stato il film “La grande abbuffata” di Ferreri, che descrive gli anni della società consumista.
2)Enogastronomia come discorso etico e politico. Film esemplari: “Terra madre” di Olmi, o “Super size me”. Quest’ultimo ha come tema una denucia al cibo spazzatura dei fast food.
3)Enogastronomia come processo di liberazione dei sensi.Film esemplari: “Chocolat”, “Il pranzo di Babette”, “Mangia, prega e ama”.
Al termine della lezione Marco Lombardi ci ha sottoposto ad un test di cinegustologia prendendo in esame un film che più o meno tutti noi conosciamo: “Arancia meccanica”di Kubrick . Un film obiettivamente drammatico e dunque le sensazioni che ognuno di noi ha esposto sono state abbastanza uniformi: oscurità, amarezza, crudezza, gusto di caffè amaro. Su quest’ultimo è nato un piccolo dibattito in quanto si è evinto che il gusto di caffè amaro non è percepito da tutti noi allo stesso modo e con lo stesso piacere. Un’ulteriore conferma del fatto che nella cinegustologia non vige la razionalità, bensì ci invita a giocare con i nostri sensi e ad elaborare associazioni differenti.

Diplomata in Lingue e laureata in scienze della comunicazione presso l'università degli studi Suor Orsola Benincasa. Esperienza lavorativa nel settore organizzazione eventi e servizio hostess. Amante del mondo della comunicazione e del food. Attualmente frequentante del master in comunicazione multimediale dell'enogastronomia in collaborazione con il Gambero Rosso