A lezione con Vito Teti: il cibo come elemento identitario

Posted by  Luana Di Tommaso   in       4 years ago     2600 Views     Leave your thoughts  

A conclusione del modulo in “Storia e Antropologia della Gastronomia”, l’incontro con l’antropologo calabrese Vito Teti che, attraversando temi a lui cari come i processi di costruzione dell’identità, l’antropologia del viaggio, dell’emigrazione, dei luoghi e dell’abbandono, oltre che la storia e l’antropologia delle culture alimentari, ha tenuto una lezione sul cibo in riferimento al Mediterraneo e al Mezzogiorno d’Italia.

L’antropologo ci ha restituito una decostruzione della “dieta mediterranea”, spiegando che proprio negli anni in cui tendeva ad affermarsi – grazie soprattutto alle ricerche svolte da medici e nutrizionisti americani, fra cui Ancel Keys – le popolazioni del sud Italia, abbandonavano le tradizionali abitudini alimentari e che comunque queste erano diverse dal modello idealizzato. Ha inoltre evidenziato l’esistenza, in quegli anni, di almeno due modelli alimentari mediterranei, quello dei ceti ricchi e quello dei ceti poveri. I primi utilizzavano pane bianco, mangiavano carne, consumavano pesce fresco, avevano maggiori disponibilità di acqua potabile, consumavano maggiori quantità di cibo e disponevano di prodotti importati; mentre i secondi utilizzavano pane nero, mangiavano erbe, consumavano pesce conservato (quando era possibile), l’acqua potabile non era facilmente raggiungibile e ovviamente non potevano acquistare prodotti dall’estero.

Lo studioso ci spiega che gli italiani da “mangiafoglie” diventano “mangiaspaghetti” negli Stati Uniti e che quindi il processo di costruzione dell’identità italiana è avvenuta all’esterno. E’ negli USA che gli immigrati italiani del sud realizzano il sogno dell’abbondanza e l’America diventa un carnevale realizzato.

Oltre la triade mediterranea costituita dalla vite, dall’ulivo e dal grano, piatti e cibi che consideriamo tipici delle nostre cucine, vengono dall’esterno e sono in realtà relativamente giovani. Basti pensare alla fortuna dei prodotti americani come la patata, il mais, il peperone, il peperoncino, i diversi tipi di fagioli e il pomodoro che, nel corso dell’Ottocento, diventano tipici della nostra cultura alimentare.

La lezione si è conclusa con uno sguardo ai processi di omologazione in atto. Contro questo appiattimento, la diversificazione dei cibi e dei piatti diventa la forza per la fondazione dell’identità e Vito Teti suggerisce il bisogno di una “patria alimentare di riferimento” che ci protegga dalla globalizzazione. In questo quadro le memorie alimentari possono diventare risorse per il futuro.

Amante del buon cibo. Laureata in Conservazione dei Beni DemoEtnoAntropologici con una tesi sulla patrimonializzazione UNESCO della "Dieta Mediterranea". Ricercatrice junior presso il MedEatResearch e cultrice in Comunicazione Multimediale dell'Enogastronomia.

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